«Quel sistema mi ha spezzata»: la campionessa olimpica di nuoto rivela gli abusi dell'ex allenatore

IO DONNA 2025-05-21

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Ruta Meilutyte aveva solo 15 anni quando, nel 2012, salì sul podio olimpico di Londra con l’oro nei 100 metri rana. Un’impresa che l’ha resa leggenda. Ma dietro quella medaglia, oggi la nuotatrice lituana racconta un dolore profondo: un sistema sportivo tossico, fatto di pressioni, commenti sul corpo e disturbi alimentari.

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Ruta Meilutyte e le vessazioni del suo ex allenatore
Nel corso di un’inchiesta di BBC Panorama, Ruta Meilutyte ha parlato apertamente del suo ex allenatore, Jon Rudd, figura di spicco del nuoto britannico e per anni responsabile del club d’élite "Plymouth Leander". «Il suo regime mi ha plasmata per un po’, e poi mi ha spezzata», ha dichiarato la campionessa. E ancora: «Quando gli dissi che mi provocavo il vomito dopo i pasti per perdere peso, lui rise e rispose: “Beh, almeno ti togli le calorie di dosso”».

In un altro episodio, prima di una competizione importante, Rudd le avrebbe detto che il suo «sedere era grasso». Frasi che l’hanno segnata: «Per anni ho lottato contro la depressione e i disturbi alimentari. Mi vergognavo anche solo di mangiare».

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Non solo Ruta Meilutyte: 11 ex atlete denunciano un ambiente tossico
Ruta non è sola. Altre 11 ex nuotatrici hanno raccontato di essere state vittime di bullismo, pressioni psicologiche e una cultura del controllo alimentare esasperato sotto la guida di Rudd. Tra queste, l'olimpionica Cassie Patten, medaglia di bronzo, che ha dichiarato di essere stata costretta ad allenarsi con una spalla infortunata fino al ritiro.

La campionessa giovanile del Commonwealth Phoebe Lenderyou ha invece raccontato che quel sistema ha aggravato il suo disturbo alimentare. Tutte parlano di una cultura della performance portata all’estremo, dove il corpo era osservato, giudicato, modellato, spesso a scapito della salute mentale.

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Rudd oggi: dalla Gran Bretagna all’Arabia Saudita
Nonostante le accuse e un’inchiesta interna del 2012 che raccomandava la sua sospensione per quattro mesi (mai attuata), Jon Rudd ha continuato la sua carriera indisturbato. Dopo essere stato direttore del nuoto agonistico in Irlanda, oggi è atteso come direttore tecnico della nazionale olimpica saudita. La BBC ha provato a contattare il tecnico per un commento, senza ottenere risposta.

Il nuovo CEO della federazione nuoto inglese, Andy Salmon, ha ammesso le gravi mancanze istituzionali: «Mi dispiace profondamente», ha dichiarato pubblicamente. Intanto, la federazione ha annunciato una revisione straordinaria di oltre 1.500 casi di tutela sportiva dal 2002 al 2022.

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Il prezzo della vittoria: quando il successo lascia cicatrici invisibili
La parabola di Ruta Meilutyte, da prodigio olimpico a donna che trova il coraggio di raccontare, mette a nudo le contraddizioni più profonde dello sport d’élite. Allenarsi al limite, essere sorvegliate, pesate, giudicate: per molte giovani atlete, la corsia diventa una prigione silenziosa dove il corpo smette di appartenere a se stesse.

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Nel suo racconto c’è tutto il disincanto di chi ha toccato la vetta e ne è scesa con ferite invisibili, che solo ora il mondo comincia a riconoscere. Oggi, la nuotatrice non chiede vendetta, ma consapevolezza. E ci ricorda che, dietro una medaglia, può nascondersi un prezzo molto più alto di quello che vediamo sul podio.

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