(askanews) - «Non passa mai più di un quarto d'ora senza che qualcuno suoni il Bolero di Ravel in qualche parte del mondo». Con questa frase termina il film di Anne Fontaine Bolero, nei cinema italiani dal 28 agosto. La regista, già autrice della biografia cinematografica Coco avant Chanel, ha deciso di raccontare come è nata quella eccezionale, ossessiva, magistrale partitura e soprattutto di svelare qualcosa in più sul suo autore, Maurice Ravel.
La trama di Bolero
Il film è ambientato nel 1928, nella Parigi degli anni ruggenti, in cui la danzatrice Ida Rubinstein commissiona a Ravel la musica per il suo prossimo balletto. Lui ha più di 50 anni, è un personaggio schivo, in crisi d'ispirazione, su cui pesano ancora i fallimenti degli esordi, l'arruolamento durante la Grande Guerra, ed è tormentato dall'amore impossibile per la sua musa Misia Sert.
Quella commissione lo mette alla prova, ha il motivo del Bolero dentro di sé: lo sente nei rumori di una fabbrica, nel ticchettio della sua sveglia, nel suono della pioggia. E quando finalmente riesce in scriverlo e va in scena il balletto di Ida Rubenstein lui è deluso dalla danza sensuale che accompagna la sua opera, ma il pubblico impazzisce per la sua musica.
Il Bolero come un incantesimo
La regista ha ricostruito la vita del compositore interpretato da Raphael Personnaz utilizzando elementi reali e immaginari, sottolineando il contrasto tra la sobrietà e la compostezza dell'autore e l'irruenza e la sensualità dell'opera che lo ha reso celebre. «Non ci si protegge dal Bolero», ha detto Anne Fontaine, «Si è costretti ad entrarci, anche se non se ne ha voglia. È come un incantesimo che ci viene lanciato, c'è quasi un incantesimo voodoo nel Bolero».
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