Vivian Maier, americana, nata a New York nel 1926, ha lavorato come bambinaia, ma è errato, se non sminuente, ridurla al personaggio della tata che piace tanto alla narrativa fotografica.
Coetanea di William Klein, di Garry Winogrand, di Richard Avedon, solo per citare tre mostri sacri, Vivian Maier, se ne è fregata di tutti i possibili riconoscimenti. Negli anni in cui si espandeva e acquistava straordinaria importanza l’editoria periodica, l’ambizione dei fotografi era ottenere committenze e pubblicazioni sui giornali. Mentre Vivian l’indomita, noncurante di ciò che stava succedendo alla fotografia, scattava, giorno dopo giorno, probabilmente nei fine settimana, nella pausa pranzo o finito il turno di lavoro. Chissà.
150.000 negativi
Una produzione inarrestabile, dagli anni ’50 ai ’90, che comprende la vita di strada americana, i ritratti e gli autoritratti. Sembra incredibile che sia rimasta invisibile. A noi, maniaci dei selfie, ossessionati dall'io, schiavi dell'apparenza, vittime del giudizio, diventa incomprensibile che l'abbia scelto, che si sia sottratta al bisogno del successo e del riconoscimento. Probabilmente mentre fotografava viveva quel momento magico di congiunzione in cui il fuoco della passione trova la sua via d’uscita e si realizza. Non è abbastanza per scandire le giornate di una vita? E viverlo ogni giorno, più volte al giorno. Senza padroni, senza catene.
Ha conservato tutta la sua produzione senza preoccuparsi di dove andasse a finire. L'ha preservata senza troppa convinzione. Forse ha lasciato al caso, forse non ci ha proprio pensato, forse la sua passione si esauriva nell'atto di compiersi fotografando. Chissà.
Il tesoro in un box
Vivian Maier ha portato con sé il suo archivio finché ha potuto. Poi lo ha custodito in un box, poi da un box all’altro fino alla sua morte, avvenuta nel 2009. Non staremmo qui a parlare di lei se John Maloof, di Chicago, non avesse acquistato l’intero contenuto di un box messo all’asta per morosità. Lì, ha trovato il tesoro di Vivian Maier l’anacoreta.
La mostra
Al Belvedere, Reggia di Monza, fino al 26 gennaio, UNSEEN, le foto mai viste di Vivian Maier.
Curata come sempre da Ann Morin, che con seria e sincera devozione si occupa dell'opera della Maier, la mostra offre 200 stampe a colori e in bianco e nero, oltre a contact sheet, registrazioni audio originali con la voce della fotografa, filmati Super 8 visibili per la prima volta e vari oggetti che le sono appartenuti, come le macchine fotografiche Rolleiflex e Leica.