«Urlavamo: "Al fuoco! Al fuoco!", ma abbiamo pensato che fosse una cosa da poco, che non fosse necessariamente una cosa seria. E poi, all'improvviso, un'enorme nuvola di fumo nero, non riuscivamo più a respirare. E allora che forse dovevamo uscire, tutti sono scappati per uscire»: così Nathan parla dei primi momenti della notte di Capodanno 2026 al Le Constellation di Crans Montana. In quegli attimi in cui le fiamme sembravano contenute, poi sono divampate in un attimo.«Quando sono arrivato di sopra, ho pensato che sarei morto se non fossi riuscito a uscire. L'unico modo era attraverso una finestra, ma le finestre erano bloccate, quindi ho afferrato un tavolo e ho cercato di sbatterlo contro una finestra. Non ci sono riuscito, e ho pensato, beh, ‘morirò’. Ma alla fine, sono riuscito a dare un calcio al vetro, si è rotto, e siamo usciti. Siamo riusciti a far uscire la gente. È vero che ho perso le scarpe, ho perso il cappotto, ho perso tutti i miei averi, ma alla fine, non è questo che conta. Sono ancora vivo, e questo è tutto. E preghiamo per coloro che sono rimasti indietro» dice. Il pensiero è rivolto proprio a chi ha riportato ferite gravi, ustioni o a chi non ce l'ha fatta. Molti erano suoi amici. «Non vi darò i nomi, ma alcuni di noi sono morti nell'incendio. Alcuni sono feriti e non sappiamo dove siano. Alcuni sono dispersi. Preghiamo per loro, è un vero choc».