FLASH MOB SILENZIOSO per dire basta alla teocrazia, alla polizia morale, al regime, all'oppressione e alle migliaia di morti con cui la Repubblica Islamica sta soffocando le manifestazioni di protesta in corso in tutto l'Iran. Decine di giovani iraniani, ammantati dalle "vere bandiere dell'Iran, quelle con il Leone di Persia" (quella appesa sul balcone dell'ambasciata a Londra pochi giorni fa), hanno risposto all'appello lanciato dal segretario di +Europa Riccardo Magi per il sit-in andato in scena stamattina di fronte all'ambasciata di Teheran a Roma, in via Nomentana. In silenzio - rotto solo dal grido in farsi «Javid Shah» («Viva lo Shah») - come quello imposto dal regime degli Ayatollah alla popolazione. Il “digital blackout” è iniziato l'8 gennaio, da allora è negato l'accesso a Internet e alle reti mobili e fisse: l'obiettivo del regime è di ostacolare i contatti tra i manifestanti ed evitare il diffondersi all'estero delle immagini della repressione.
Ma la prototesta non è solo dei giovani: Maryam, di Tabriz, ha 60 anni ed è anche lei in piazza. «Sono riuscita a sentire mia sorella poco fa per la prima volta dopo 5 giorni anche se solo per pochi minuti. Sta bene ma non mi ha potuto dire tutto quello che sta accadendo perché tutte le telefonate sono intercettate», ha raccontato. Si parla di 12mila morti in questi cinque giorni di blackout (altre fonti parlano di 120.000, ndr). Noi dobbiamo essere la voce del popolo iraniano, dobbiamo essere al loro fianco: chiedo anche al Governo italiano di esprimersi perché finora né la premier Meloni né il ministro degli Esteri Tajani hanno preso posizione. Invece Germania, Francia e Inghilterra hanno già condannato il regime. Siamo molto arrabbiati, bisogna ammirare il coraggio del popolo iraniano cheè ancora in strada a lottare per la libertà e la dignità. Aiutateci a rovesciare questo regime assassino, abbiamo bisogno di un intervento da fuori perché a mani nude contro eserciti e milizie possiamo fare poco».
Il segretario nazionale di +Europa, Riccardo Magi, ha ribadito le motivazioni del sit-in: «Siamo in piazza davanti all'ambasciata iraniana con tanti iraniani di seconda generazione, che vivono in Italia e che hanno visto questa come un'occasione di manifestare la vicinanza ai loro connazionali che stanno soffrendo per la repressione durissima. Un vero e proprio massacro da parte del regime teocratico di Tehran a seguito di manifestazioni oceaniche che non si vedevano dal 2009, dalle proteste successive ai brogli elettorali». In quell'occasione, ha ricordato Magi, «ci fu anche da parte dell'Italia la messa a disposizione della propria ambasciata come protezione di molti studenti, di molti manifestanti a cui furono rilasciati dei visti. Ecco, questo lo rivendicò all'epoca il ministro Frattini ed é una delle cose che oggi possono fare le ambasciate dei Paesi dell'Unione Europea. Oltre a inasprire le sanzioni contro gli esponenti del regime e anche classificare decisamente come organizzazione terroristica quella dei pasdaran».
Immagine della cover del video: Rivoluzione di Laika, apparsa all'alba del 13 gennaio nei pressi dell’Ambasciata iraniana di via Nomentana, a Roma. Foto ufficio stampa.