DOPO AVER FATTO ASCOLTARE, come di consueto, in anteprima ai giornalisti le 30 canzoni in gara a Sanremo 2026, il conduttore e direttore artistico Carlo Conti ha definito il cast di quest'anno un bouquet di fiori in musica. Il riferimento è infatti al grande ventaglio di generi musicali presente tra le 30 canzoni. Ha dichiarato: «C'è molta più varietà musicale e ci sono molte più sonorità rispetto allo scorso anno. È come andare al mercato e cercare di comporre un bouquet di fiori e si cerca di farlo più variegato possibile. Sanremo ha degli andamenti ciclici nelle proposte degli artisti, ma non siamo noi a cercarli: sono loro che si propongono».
Quest'anno i generi sono molti. Ci sono molte canzoni d'amore che appartengono a canoni pop che conosciamo bene (e che alcuni artisti propongono meglio di altri). Ma ci sono anche il country, l'elettronica, il rock, il rap. A proposito di quest'ultimo genere, abbiamo voluto segnalare in questo video tutti gli artisti che appartengono a questo mondo musicale (o che, comunque, lo hanno toccato più volte nelle proprie canzoni). Ma quali tra loro porteranno davvero il rap a Sanremo 2026? Senza fare troppi spoiler, possiamo dire con serenità che Fedez (in gara in coppia con Marco Masini) tornerà a rappare, con la foga degli inizi. Invece, il suo ex socio J-Ax contaminerà il suo rap con uno stile differente: il country.
Uno dei grandi nomi del rap italiano in gara a Sanremo è quello di Luchè, rappresentante del rap partenopeo. La canzone dell'ex Co’Sang, però, non è un classico pezzo rap, nonostante la presenza dell'autotune. Dargen D'Amico, nonostante le sue radici hip hop, ormai non ha più nulla a che vedere con il genere: la sua canzone Ai Ai appartiene ad altri canoni, più anni Settanta e Ottanta.
Poi ci sono i giovani. Non c'è il rap con Samurai Jay che di fatto porta un pezzo latin (poco originale). E nemmeno con Sayf, che invece porta una canzone (con riferimenti all'Italia colpita dalle alluvioni e con una critica alla classe politica) con molto testo, ma anche una melodia piena di chitarre che rendono tutto più ballabile. Tredici Pietro, invece, unisce il cantautorato all'hip hop, con estrema credibilità, così come ha fatto più volte nella sua carriera. Le strofe sono rap, mentre il ritornello un classico omaggio al cantautorato pop.
Rimane il rap più introspettivo anche con Nayt, che porta rime che sono un flusso di coscienza che cresce. Un pezzo con la presenza del pianoforte ma anche di un beat ben preciso che colpirà. E infine Chiello, che presenta un pezzo che unisce la sua trap al rock: il risultato è molto convincente.