Novak Djokovic ha giocato un tennis celeste nel primo set della finale di Melbourne, una sinfonia di diagonali, lungolinea e incroci delle righe e sortite a rete che gli ha portato il primo set contro un Alcaraz rallentato da una messa in moto più pigra. Ma anche allibito da tanta perfezione. Non era quella del serbo una partenza a razzo per dotarsi di un vantaggio, ma un canto del cigno.Mezz'ora di bellezza abbacinante ma insostenibile sul lungo periodo. E infatti da lì in poi, al karaoke più giovane di 16 anni ha preso la partita in mano. Non l'ha mollata più, soffrendo un po soltanto nel 4.º set. La resistenza finale, umana prima che tecnica, dell'avversario. Dio, come c'è, ci ha lasciato a bocca aperta venerdì, battendo Sinner perché nessuno pensava realmente che sarebbe potuto succedere dopo le cinque vittorie di fila dell'italiano, l'idea che davvero potesse far suo il 25.º torneo dello Slam, il traguardo che lo motiva a continuare nell'anno in cui le compirà 39.Era un'impossibilità persino superiore, perché dopo aver abbattuto il tabù, Sinner avrebbe dovuto doppiare l'impresa come il canadese. E però per una quarantina di ore, più o meno, ci si è cullati della romanzesca speranza che succedesse. Perché, come sempre accade quando c'è un campione al tramonto, esaurita la vena del tifo con l'uscita di Sinner e di Musetti in quel modo, prima di lui il desiderio si è schierato dalla sua parte.Alcaraz ha completato il Grande Slam della carriera con l'Australia. l'Open ha vinto almeno una volta tutti e quattro i grandi tornei, ma nella logica del super evento molto ricercata nello sport contemporaneo. Il vero botto ieri sarebbe stato un trionfo crepuscolare di Nole. Succederà a Parigi, o magari a Wimbledon o ancora a New York. No, non succederà, perché va contro le leggi della vita.Quando una performance sportiva è così legata a un concetto di durata e tre set su cinque su una maratona, a parità di classe vince il più giovane per una banale questione di energie. Ma sostenevamo lo stesso a proposito del fatto che Sinner fosse diventato per gioco una montagna non più scalabile e quindi manteniamo almeno un dubbio minimo. In fondo l'esperienza ci ha appena insegnato qualcosa.Anche perché la competitività del fuoriclasse serbo e il più brutale dei suoi colpi, la capacità di dominare mentalmente gli avversari. Non tutti, non sempre, ma tanti e spesso è ciò che lo fa vincere. Quelli che per anni hanno perso con lui stentano a sostenerlo perché con lui ormai sono anche invecchiati e i giovani di talento lo considerano l'esame di maturità sul loro cammino.Il più delle volte gli esami ti mettono in subbuglio, togliendoti lucidità sino all'altro giorno. Non ha perso per questioni fisiche legate al 5.º set, ma perché il lungo elenco di palle break mancate o meglio salvate da gioco match in modo eccezionale, spesso questo l'ha sommerso di frustrazione, anche grazie a un carattere diverso. All'inizio del secondo set, quando ancora doveva recuperare, Djokovic giocava le ultime meraviglie del suo match.Lo spagnolo sorrideva come se fosse felice di doversi battere contro un rivale così sorprendentemente competitivo. Lì, in quel preciso momento, ha vinto l'Open Australia.